Come si svolge e chi effettua l’analisi

Per iniziare correttamente una diagnosi energetica bisogna prima di tutto fare una

VERIFICA SULL’ OPPORTUNITÁ DELLA DIAGNOSIdiagnosi energetica

una diagnosi energetica ha lo scopo di individuare interventi di efficientamento energetico che risultino sia energeticamente che economicamente vantaggiosi. Ciò in quanto, fatte salve le situazioni in cui il miglioramento delle caratteristiche energetiche di un edificio siano un obbligo di legge (es. interventi di manutenzione straordinaria delle facciate e/o delle coperture, rifacimento delle centrali termiche ecc.) l’unico stimolo che può spingere l’utilizzatore ad intraprendere azioni di riqualificazione energetica è di natura economica. Edifici costruiti di recente esibiscono in generale buone prestazioni energetiche per cui difficilmente si prestano ad interventi di efficientamento ulteriori e tali da consentire un ritorno economico nel medio termine. Stesso discorso vale per immobili sottoposti di recente a ristrutturazioni o manutenzioni straordinarie dei componenti dell’involucro edilizio o degli impianti. Un professionista esperto in diagnosi deve in primo luogo valutare, sulla base di informazioni generali quali anno di fabbricazione dell’immobile ovvero data degli ultimi interventi di manutenzione/ristrutturazione sugli involucri o sugli impianti, se abbia senso far spendere soldi al proprio cliente per una diagnosi energetica i cui risultati difficilmente porteranno ad individuare interventi energeticamente ed economicamente convenienti nel medio termine (5÷10 anni).
Va da se che la diagnosi rimane comunque utile, anche nei casi sopra menzionati, qualora dai primi colloqui con il cliente si evidenziassero costi energetici anomali ovvero la possibilità di ricorrere tecnologie recenti, non ancora mature all’epoca della costruzione/ristrutturazione/manutenzione, soprattutto se poco invasive dal punto di vista realizzativo.

FATTIBILITA’ DELLA DIAGNOSI ENERGETICA

Una diagnosi energetica deve esibire le seguenti caratteristiche:

  • un costo contenuto; la diagnosi è infatti un studio per l’ottimizzazione dei processi energetici dei fabbricati i cui esiti sono incerti; potrebbe infatti verificarsi il caso in cui dallo studio non si evidenzino interventi convenienti per via delle specifiche caratteristiche dell’edifico o delle relative modalità di utilizzo; è quindi evidente che non si più chiedere ad un cliente di investire cifre significative in azioni che rischiano di non portare vantaggi;
  • risultati affidabili; la diagnosi vuole stimolare il committente ad investire in interventi di efficientamento energetico perché profittevoli economicamente; la metodologia di analisi tecnico economica adottata deve quindi essere sufficientemente approfondita così da garantire al committente un’elevata probabilità di successo del proprio investimento.

I due aspetti sopra menzionati possono sembrare contraddittori in quanto analisi approfondite sono in generale più costose. Va allora sottolineato che la diagnosi energetica non pretende di fornire stime precise sui vantaggi energetici ed economici ma semplicemente un ordine di grandezza preliminare, utile e valutare se sussistano o meno le condizione per sviluppare ulteriormente l’iniziativa. Il livello di approfondimento deve essere compatibile con l’insieme di informazioni reperibili presso la committenza e/o gli uffici pubblici competenti (catasto, uffici tecnici del comune ecc.) e/o attraverso rilevazioni dirette, fermo restando che qualora le informazioni dovessero risultare incomplete, si procederà alla formulazione di diverse ipotesi relative a differenti scenari individuati dal professionista diagnosticatore sulla base della propria esperienza. Per ciascuna delle suddette ipotesi verranno individuate soluzioni e vantaggi, rimandando ad approfondimenti successivi alla diagnosi l’individuazione di quale che scenario risponda alla situazione reale.

DATI PER L’AUDIT

La fase di raccolta dei dati è, come in qualunque analisi di tipo ingegneristico, importante poiché, come evidenziato nel paragrafo precedente quanto più dettagliate e numerose saranno le informazioni raccolte tanto maggiore sarà l’affidabilità dei risultati a valle dello studio. È tuttavia noto, soprattutto a chi opera nel settore civile ed in particolare sugli edifici d’epoca, che spesso le informazioni disponibili sono incomplete se non addirittura scarne, e d’altro canto escludere dalla diagnosi tutti gli edifici per cui non si dispone del set completo di informazioni significherebbe rinunciare alla possibilità di riqualificare energeticamente un parco abitativo importante sia numericamente sia per il potenziale di risparmio energetico normalmente ottenibile da interventi su edifici d’epoca. Nel caso di incompletezza delle informazioni, il professionista individua quelle che sono assolutamente necessarie per l’analisi e su quelle deve concentrare le proprie ricerche ed il proprio tempo, adottando per le altre criteri di stima approssimata tipica dell’attività ingegneristica e riservando di eseguire, a valle dei calcoli, un’analisi di sensibilità basata sulla strategia indicata al punto precedente. Ferme restando le considerazioni sopra riportate, di seguito viene fornito l’elenco di informazioni necessarie per una corretta diagnosi energetica.

1) DATI PRELIMINARI

L’analisi del sistema edificio-impianto richiede l’acquisizione preliminare delle seguenti informazioni. Dati che da richiedere all’amministratore: – dati geometrici planimetrici relativi almeno ad un piano tipo abitato, prospetti ed eventuali sezione; i prospetti possono essere sostituiti da documentazione fotografica rilevata in sede di sopralluogo integrata dalla rilevazione delle dimensioni del diverse tipologie di serramenti (normalmente un edificio presenta un numero limitato di tipologie di serramento); – destinazione d’uso delle singole unità immobiliari (residenziale o terziario, prima o seconda casa, uso continuativo o saltuario); – dati (se disponibili) di contabilizzazione del calore per unità e di centrale; – consumi e costi energetici degli ultimi tre anni di esercizio standard dell’edificio, suddivisi per vettore energetico (elettricità, metano, gasolio, eventuali fonti rinnovabili ecc.) e, se possibile, per mensilità; qualora non si disponga di tre annualità si può fare riferimento ad un’unica annualità purché completa, tenendo presente che, nel caso di impianti a gasolio, i quantitativi riforniti nell’anno non sono indicativi dei reali consumi annuali, visto che rimanenze nel serbatoio di accumulo possono essere utilizzate l’anno successivo; vanno scartate annualità in cui l’edifico ha avuto un utilizzo anomalo o è stato oggetto di interventi rilevanti ai fini delle prestazioni energetiche (es. riqualificazione della centrale termiche, interventi sull’involucro ecc.); in mancanza dei consumi mensili si può fare riferimento al massimo livello di disaggregazione disponibile;

– contratti di fornitura dell’energia elettrica e del combustibile;

– consumi di acqua calda sanitaria nel caso di produzione centralizzata;

– costi annuali di manutenzione ordinaria e straordinaria sia dell’impianto per la produzione acqua calda sanitaria e sia per quello di riscaldamento;

– eventuali documenti attestanti la ristrutturazione o la manutenzione straordinaria realizzati negli ultimi anni, libretti d’impianto termico e di climatizzazione se presente;

– eventuale documentazione progettuale inerente gli impianti di riscaldamento/climatizzazione, e gli impianti elettrici.

Dati addizionali da richiedere agli occupanti direttamente o tramite l’amministratore:

– modalità d’uso del proprio immobile qualora l’amministratore non disponga di informazioni aggiornate (residenziale o terziario, continuativo o saltuario); giornate annue di utilizzo nel caso di uso saltuario ed eventuali temperature di attenuazione qualora sia possibile la regolazione per singolo immobile; numero medio di occupanti ed apparecchiature presenti (lavatrici lavastoviglie, computer, televisori ecc. rilevanti ai fini della corretta valutazione degli apporti termici gratuiti – UNI TS 11300:1 punto 13.1.2);

– consumi di energia elettrica nel caso di impianti autonomi a pompa di calore per riscaldamento. e produzione di acqua calda sanitaria (UNI TS 11300:2 punto 5.2.1 nota 6) o solo per quest’ultima. Dati da reperire a cura del professionista: – dati tipologici della costruzione: anno di costruzione se non noto all’amministratore o ai proprietari, modalità costruttiva (muratura portante, telaio in calcestruzzo armato e tamponamenti a cassa vuota ecc,)

– temperature esterne medie mensili reali rilevate da stazioni meteo presenti nel’area di ubicazione dell’edificio e relative alle annualità di cui si dispone dei consumi; se disponibili, valore massimo e minimo del giorno medio mensile; tali temperature permettono di calcolare i Gradi Giorno reali dello specifico anno preso in esame; è sottinteso che le stazioni meteorologiche devono essere localizzate in un sito con caratteristiche ambientali simili a quelle dell’edificio; qualora si disponga dei dati di più stazioni contrapposte rispetto all’edifico può essere utile utilizzare valori mediati in funzione della relativa distanza da quest’ultimo;

– dati di irraggiamento rilevati da stazioni meteo nell’area di ubicazione all’edificio riferite sempre alle annualità prese in esame.

2) DATI DA RILEVARE TRAMITE SOPRALLUOGO

Il sopralluogo è un momento importante per l’audit in quanto permette al professionista di acquisire direttamente informazioni sul fabbricato, sullo stato di conservazione, sulla qualità degli impianti e delle relative manutenzioni, tutti elementi essenziali per una corretta simulazione termodinamica del sistema edificio impianto e per l’individuazione degli interventi di riqualificazione.
Le azioni da eseguire nell’ambito del sopralluogo sono le seguenti:
EDIFICIO
– verifica di conformità dei dati geometrici plano altimetrici e stratigrafici acquisiti nell’analisi preliminare di cui al precedente punto 1, con particolare attenzione alla rilevazione delle zone di involucro che presentano variazioni di spessore sia localizzate (velette e sottofinestra, cassonetti) che estese (rastremazione dei muri portanti verso i piani alti di edifici in muratura portante), nonché agli aggetti orizzontali e verticali; qualora non si disponga della stratigrafia dei componenti opachi dell’involucro è necessario quantomeno avere i relativi spessori rilevati dalle piante o altra documentazione progettuale disponibile, previa verifica a campione durante il sopralluogo, o misurati direttamente;
– rilievo fotografico delle facciate, coperture, cavedi, portici;
– individuazione delle zone termiche diversamente riscaldate dal punto di vista delle temprature e/o degli intervalli giornalieri e mensili di riscaldamento;
– rilievo di componenti fuori standard (bastioni murari, volte ribassate, muri portanti di spina a spessore elevato, movimentazioni architettoniche) e/o non rilevabili dalle planimetrie;
– rilievo degli edifici adiacenti, per ciascuna esposizione, con stima delle relative altezze totali e della distanza dal fabbricato oggetto dell’audit (il rilevo delle altezze può essere desunto dal numero di piani);
– tipologia dei serramenti esterni (finestre e oscuranti, cassonetti) ed interni (porte caposcala) e relativo stato di conservazione; qualora non si disponga dei prospetti è necessario rilevare le dimensioni di una finestra per ciascuna tipologia ripetitiva di serramento, ricostruendone la localizzazione, esposizione e numero a tavolino dall’analisi della documentazione fotografica;
– tipologia prevalente di pavimentazione interna;
– stato di conservazione degli intonaci esterni e delle coperture;
– la tipologia e le potenze impegnate di tutte le utenze elettriche;
– rilievo di eventuali sistemi di ombreggiamento estivo dei serramenti esterni (brise soleil, veneziane, tende esterne;
– eventuale rilevazione diretta, mediante termo flussimetro, della trasmittanza di componenti di involucro atipici, non riconducibili a nessuna delle tipologie costruttive previste nelle norme vigenti, qualora la relativa estensione sia significativa ai fini delle dispersioni termiche dell’edificio e più in generale del relativo comportamento termodinamico
– eventuale analisi termografica diagnostica che evidenzi i ponti termici, l’eventuale presenza di tubazioni calde di distribuzione in facciata, eventuali anomalie nel comportamento termodinamico dell’involucro edilizio (UNI EN ISO 14683:08)

IMPIANTO
– tipo e posizione prevalente dei sistemi di emissione (radiatori, fan coil ecc.), tipo di regolazione per singolo volume riscaldato, per zona e per l’intero immobile (presenza di valvole termostatiche, regolazione climatica per zona, ecc.);

– tipo di distribuzione per il riscaldamento (ad anello, a colonna) e per l’acqua calda sanitaria se centralizzata, anno di realizzazione, presenza di coibentazione sulle tubazioni e relativo stato;

– eventuale analisi termografica diagnostica che evidenzi, l’eventuale passaggio di tubazioni calde per la distribuzione in facciata o in copertura;

– caratteristiche e dati di targa dei generatori di calore, delle pompe di circolazione per il riscaldamento e per l’acqua calda sanitaria, delle eventuali pompe di ricircolo, età e stato di conservazione di tutti i suddetti componenti;

– caratteristiche dell’eventuale sistema di accumulo per acs o per il riscaldamento (volume, stato delle coibentazione);

– regime di funzionamento continuo, intermittente o attenuato e relativi intervalli temporali (la verifica va condotta rilevando le impostazioni del cronotermostato ambiente che controlla la caldaia);

– rilievo complessivo del posizionamento, tipologia e dati targa e di funzionamento di eventuali impianti a fonti rinnovabili e loro integrazione con i sistemi di riscaldamento, produzione acs e raffrescamento;

– posizione, tipologia di sistemi di contabilizzazione o ripartizione del calore.

SIMULAZIONE DEL COMPORTAMENTO TERMODINAMICO DELL’EDIFICIO (PROCEDURA TOPDOWN)

I dati raccolti attraverso l’attività di cui ai punti precedenti sono necessarie per la simulazione del comportamento termodinamico del fabbricato che normalmente viene eseguita attraverso la metodologia indicata nella UNI TS 11300 parti 1, 2 e 3, e le norme ad essa correlate, cui fanno riferimento la maggioranza dei programmi commerciali per la progettazione termica degli edifici certificati dal CTI. Per amore di brevità non si entrerà nel dettaglio della metodologia, sottolineando però che una conoscenza approfondita delle ipotesi degli algoritmi in essa contenuti è indispensabile per l’elaborazione di una diagnosi corretta. La metodologia prevede che vengano definiti in primo luogo i dati geografici e climatologici del sito. In merito a questi ultimi si evidenzia che il modello adottato per il calcolo dei fabbisogni energetici mensili ideali (al netto dei rendimenti di impianto) per il riscaldamento, la cui somma fornisce il valore annuale, è il seguente

( ) Q ,ndH =Q ,trH +Q ,veH − η ,ngH Qint +Qsol dove:

QH,nd = fabbisogno mensile ideale per l’energia termica dell’edificio;

QH,tr = ammontare mensile di energia dispersa per trasmissione attraverso l’involucro edilizio;

QH,ve = ammontare mensile di energia dispersa per ventilazione;

Qint = apporti gratuiti interni mensili dovuti a presenza di persone e uso di macchinari ed elettrodomestici;

Qsol = apporti solari gratuiti mensili dovuti alla radiazione solare;

H,ng = fattore di utilizzazione degli apporti termici.

I primi due termini a destra dell’equazione sono direttamente correlati alla temperatura dell’aria esterna mentre l’ultimo (apporti solari gratuiti) dipende dalla irradiazione solare media, sono quindi condizionati dalla specifica localizzazione dell’immobile e dalle fluttuazioni annue di queste grandezze nel corso degli anni. La norma UNI 10349 fornisce, per ciascuna località, la media storica delle grandezze climatiche rilevanti ai fini del progetto termico di un edificio; tali valori, contenuti nel data base dei principali programmi di progettazione termica degli edifici e forniti automaticamente una volta indicata la località, essendo medi non corrispondono in generale ai dati relativi alle specifiche annualità prese in esame e di cui si dispone dei consumi reali (bollette). È buona norma eseguire un primo calcolo utilizzando i dati climatici indicati dalla UNI 10349, forniti automaticamente dal programma, inserendo stratigrafie dei componenti opachi, ponti termici, dimensioni e caratteristiche dei componenti trasparenti, dati geometrici dei volumi riscaldati, ombreggiamenti da edifici adiacenti e da aggetti esterni, caratteristiche degli impianti e relative modalità di funzionamento (intervalli di accensione/spegnimento/attenuazione), apporti gratuiti, consumi di acqua calda sanitaria, lanciando infine il calcolo. Un primo confronto tra i fabbisogni calcolati dal programma sulla base di dati climatici standard ed i consumi reali consente un primo giudizio sulla correttezza dei dati inseriti. I programmi di calcolo più diffusi dispongono di banche dati interne che contengono le caratteristiche dei più comuni materiali e componenti da costruzione, utilizzando le quali diventa abbastanza agevole determinare le grandezze necessarie per il calcolo Un aspetto problematico si individua nella definizione delle stratigrafie dei componenti opachi quasi sempre non note. Un criterio immediato per la relativa determinazione consiste nel utilizzo degli abachi riportati nella norma UNI 11300 che, in funzione della tipologia costruttiva (muratura piena, a cassa vuota) e dello spessore complessivo, consentono di individuare materiali e dimensione di ciascuno strato. Una volta verificata, attraverso il suddetto calcolo preliminare, la correttezza del modello per quanto riguarda la struttura edile e gli impianti, si passa alla messa a punto dei dati climatici, sostituendo, sempre nel programma, i valori medi indicati dalla norma con i valori rilevati dalle centraline meteorologiche locali per le annate di cui si conoscono consumi. Si procede quindi ad uno specifico calcolo dei fabbisogni per ciascuna annata ed al confronto con i rispettivi consumi reali.

Nel caso di impianti con produzione di acqua calda centralizzata di cui si conoscano i consumi per questo specifico servizio, particolare attenzione deve essere posta alla stima dei relativi fabbisogni, normalmente riferiti, in sede di calcolo, alla superficie utile dell’immobile (UNI/TS 11300-2) che viene richiesta come specifico dato di input dal programma. Una volta effettuato questo calcolo, si esegue il confronto con il consumo reale apportando eventualmente correzione alla superficie utile, che diventa di conseguenza fittizia per la sola produzione di acqua calda, al fine di rendere i due valori compatibili.

INDIVIDUAZIONE DEGLI INTERVENTI PER L’INCREMENTO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA DEL TEMA EDIFICIO IMPIANTO

Una volta messo a punto il modello attraverso la procedura sopra descritta si passa alla fase di simulazione degli interventi di riqualificazione energetica, modificando i dati di input del modello ed introducendo le modifiche all’involucro, agli impianti, ai sistemi di gestione e controllo ecc ed eseguendo per ciascuna modifica o sue combinazioni una specifica simulazione. È importante evidenziare a tal riguardo che un intervento consistente in più azioni (es. involucro + impianto + contabilizzazione) comporta vantaggi energetici diversi dalla somma di ciascuna di esse presa singolarmente per cui ogni combinazione deve essere oggetto di una specifica simulazione. I parametri climatici utilizzati nell’esecuzione dei calcoli tornano ad essere quelli standard indicati dalla UNI 10349. I fabbisogni calcolati per ciascun intervento, eventualmente corretti attraverso il coefficiente , vengono quindi messi a confronto con quelli relativi alla situazione originale ante intervento, ottenuti dalla simulazione con dati climatici standard (UNI 10349) ed anche in questo caso corretti attraverso il coefficiente  se necessario. Da tale confronto si ottiene il risparmio energetico come differenza. 15 CVL,ROS,GAT,MAR Il passaggio successivo consiste nella stima degli indicatori economici atti a valutare la convenienza di ciascun intervento ipotizzato. Ne esistono molteplici anche se quelli maggiormente utilizzati nel settore dell’audit energetico e che verranno proposti in questo lavoro sono tre e per l’esattezza: – VAN = Valore Attualizzato Netto, che individua il guadagno totale a valore monetario corrente derivante un investimento , dopo un predeterminato intervallo temporale; – tempo di ammortamento = intervallo temporale entro il quale i guadagni annui conseguenti ad un investimento permetto il recupero totale dell’investimento stesso; in altri termini, a valle di tale intervallo l’investimento comincia a produrre utili; – IRR = Internal Rate of Return, che rappresenta costo del denaro massimo accettabile perché l’ammortamento del capitale avvenga entro un lasso di tempo predeterminato (spesso coincidente con quello individuato per il VAN); tale indice deve essere sempre maggiore del costo del denaro reale (al netto dell’inflazione e dell’indice di variazione dei costi energetici) perchè un intervento sia profittevole;

testo tratto da:

Linee guida per audit energetici su edifici residenziali” (realizzate nell’ ambito dell’iniziativa “Condomini Intelligenti in Provincia di Genova”)

Obbligo diagnosi energetica per le imprese

Dal 5 Dicembre 2015 e successivamente ogni 4 anni le grandi imprese avranno l’obbligo di realizzare la diagnosi energetica della propria attività per migliorare l’efficienza e minimizzare i consumi. Le imprese inadempienti saranno sanzionate con multe elevate, fino a 40000 euro.

Quali imprese sono soggette all’obbligo e chi può redigere la diagnosi

L’obbligo è destinato alle Grandi Imprese e alle Piccole e Medie Imprese energivore (cioè che hanno un forte consumo di energia). La diagnosi va consegnata all’ENEA, ente che si occupa anche dei controlli. I soggetti che redigono la diagnosi sono:

  • Società di Servizi Energetici (ESCo)
  • Esperti in Gestione dell’Energia (EGE)
  • Auditor Energetici

Dal 2016 questi soggetti dovranno essere certificati.

Approfondimento: Obbligo diagnosi energetica per imprese

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La simulazione dinamica degli edifici

La simulazione energetica consiste nella realizzazione di un modello numerico capace di descrivere le caratteristiche dell’edificio e degli impianti e nell’ esecuzione di calcoli finalizzati all’ ottenimento di informazioni energetiche del sistema edificio-impianto quando sottoposto a particolari sollecitazioni.

Grazie all’ intensa attività degli studiosi di fisica dell’edificio di tutto il mondo, sono disponibili oggi varie procedure di calcolo, utilizzanti metodologie più o meno dettagliate in funzione delle necessità di simulazione, già pronte all’ uso; così come sono disponibili numerosi software che implementano tali procedure.

Per un recente studio commissionato dal U.S. Department of Energy – Energy Efficiency and Renewable Energy Office of Building Technologies – di Washington, D.C. (Henninger e Witte 2007), è stato testato, secondo standard ANSI/ASHRAE 140-2004, il livello di sensibilità dei più noti modelli di simulazione dinamici nell’apprezzare gli effetti della capacità termica degli edifici. Un edificio-tipo, a configurazione variabile, è stato simulato con diversi software (EnergyPlus, ESP, BLAST, DOE-2, SRES/SUN, SERI- RES, S3PAS, TRNSYS, TASE) nelle condizioni climatiche di Denver (40° Lat. N, città dal clima freddo invernale e caldo secco estivo). Sono state considerate due soluzioni edilizie, ad alta e bassa capacità termica, aventi trasmittanza termica di involucro analoga.
Per tutte le configurazioni considerate nello studio (orientamento delle aperture, presenza di elementi ombreggianti, regime di funzionamento degli impianti, presenza di serra per il periodo invernale e strategia di ventilazione notturna per il periodo estivo), i modelli di calcolo dinamici utilizzati hanno diagnosticato inequivocabilmente l’efficacia della capacità termica edilizia sia in inverno che in estate, con vantaggi energetici massimizzati in caso di free-cooling notturno durante il periodo estivo.
La variazione climatica, in particolar modo relativa all’ apporto di radiazione solare, valutata con strumenti sofisticati, non solo riveste un ruolo fondamentale nella determinazione del fabbisogno energetico degli edifici, ma consente di apprezzare i vantaggi dati dalla capacità termica dell’involucro.
I programmi di simulazione dinamica permettono di indagare con precisione come cambiano i consumi nelle diverse ipotesi di riqualificazione. Creare un modello informatico del proprio immobile e tararlo sulla base dei propri consumi è di fondamentale importanza poichè permette di simulare infiniti scenari di riqualificazione e di scegliere quello migliore per ogni esigenza.

grafico-temperature

Grafico che mostra le temperature calcolate con la simulazione dinamica (in blu) e le temperature effettivamente misurate (in rosso). Dalla estrema somiglianza dei grafici si può notare come le analisi energetiche effettuate con la simulazione dinamica sono molto affidabili e precise.

AUDIT SEMPLIFICATI: IL SOFTWARE DI ENEA

Tra le novità di inizio anno relative all’efficienza energetica c’è di sicuro Seas, un software energetico per audit semplificati, messo a disposizione gratuitamente dall’Enea per operatori pubblici e privati. La procedura di calcolo di cui si avvale è aggiornata alle recenti normative e può essere applicata sia all’edilizia privata, che a scuole, uffici e ospedali. Riesce infatti a stabilire la quantità necessaria di energia per servizi come riscaldamento, produzione di acqua calda e illuminazione, attraverso una analisi dei costi e dei benefici dei possibili interventi di riqualificazione energetica.

Lo strumento, che Enea ha realizzato nell’ambito dell’Accordo di Programma con il Ministero dello Sviluppo economico per la Ricerca di Sistema Elettrico nazionale, è scaricabile gratuitamente compilando un modulo con i propri dati sul sito dell’Agenzia. Utilizzarlo è facilissimo: la procedura è stata creata proprio per semplificare i compiti dei professionisti del settore.

SEAS 3.0 (scaricabile gratuitamente anche in versione zippata), realizzato dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e dal Dipartimento DESTEC dell’Università di Pisa, con il supporto del Ministero dello Sviluppo economico.

Il software calcola i fabbisogni dei vettori energetici per i servizi di riscaldamento (esclusi gli impianti aeraulici), produzione di ACS, energia elettrica per illuminazione e altre utenze. Tra le fonti rinnovabili, SEAS 3.0 considera pannelli solari termici, impianti fotovoltaici, pompe di calore, generatori a biomassa.

Il software permette, inoltre, di svolgere l’analisi costi-benefici dei possibili interventi di retrofit energetico proposti dall’auditor.

Per validarne il corretto funzionamento, SEAS 2.0 è stato testato attraverso tre audit energetici condotti su edifici a destinazione d’uso, rispettivamente, residenziale, uffici e scuole. Oltre alla simulazione energetica, sono state effettuate le stime dei risparmi energetici conseguibili attraverso una serie di interventi di riqualificazione energetica suggeriti e le relative analisi costi-benefici.

La procedura di calcolo è aggiornata alle più recenti normative tecniche del settore, con integrazioni e correzioni necessarie per adattare nel migliore dei modi i risultati alla reale gestione dei locali effettuata dall’utenza.

L’interfaccia grafica consente un’ intuitiva conduzione della simulazione da parte dell’ auditor. La flessibilità nelle possibilità di inserimento dei dati e soprattutto la disponibilità dell’opzione di suddivisione dell’edificio in zone funzionali, ciascuna con le sue caratteristiche tecniche e di utilizzo, permette di simulare praticamente qualunque configurazione di sistema edificio-impianto.

“Le caratteristiche di SEAS – spiega l’Enea – lo rendono uno strumento idoneo a rispondere alle richieste provenienti dalle Direttive UE e ad una domanda di mercato per l’efficienza energetica in continua crescita, in modo particolare per il segmento dell’efficienza energetica nella PA”.

 

 

La diagnosi è tra gli interventi soggetti alle agevolazioni fiscali come la detrazione per ristrutturazione energetica(attualmente 65% IRPEF)

 

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