L’ “edificio ad energia quasi zero” (near zero energy buildings NZEB) è un immobile con una prestazione energetica molto alta, caratterizzato da isolanti, infissi ad alte prestazioni ed impianti ad alto rendimento. L’energia necessaria per raggiungere uno stato di comfort è molto bassa, quella rimanente viene coperta in misura significativa da fonti rinnovabili presenti all’interno del confine dell’immobile.

Origini:

Nel 2010 la direttiva 2010/31/UE sul rendimento energetico nell’ edilizia (rifusione) ha introdotto il concetto di edifici a energia quasi zero, NZEB, in particolare per le nuove costruzioni. Secondo la direttiva EPBD: “un edificio a energia quasi zero è un edificio che ha un rendimento energetico molto alto”. La bassa quantità di energia richiesta deve essere coperta da energia proveniente da fonti rinnovabili, compresa l’energia prodotta in loco o nelle vicinanze. In breve, la direttiva si limita a definire un quadro generale, dando ampio margine di manovra agli Stati membri per migliorarlo. Pertanto, il concetto “NZEB” è molto flessibile, dato che gli Stati membri sono responsabili nel definire i loro piani nazionali e i propri requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici in un’ottica di raggiungimento del “livello ottimale di costo” durante il ciclo di vita economico stimato dell’edificio. Nei loro piani nazionali, la maggior parte degli Stati Membri ha stabilito degli obiettivi “intermedi” per migliorare il rendimento energetico degli edifici di nuova costruzione entro il 2015. Alcuni Paesi però sono andati oltre e hanno già stabilito alcune misure per una transizione graduale verso i livelli NZEB anche per gli anni successivi: – ad esempio, in Danimarca nella Repubblica slovacca, l’obbligo di una determinata prestazione energetica per edifici di nuova costruzione sarà più severo dopo il 2015. – In alcuni paesi, invece, la definizione di NZEB verrà implementata solamente peralcune tipologie di edifici (Repubblica Ceca e Regno Unito). – Infine, un altro esempio è la regione di Bruxelles capitale, in cui i requisiti NZEB sono stati ufficialmente definiti già nel 2011, ma applicati a partire dal 2015. In questo caso, il settore delle costruzioni si è gradualmente adattato alle esigenze e oggi la definizione di NZEB è obbligatoria per tutti i nuovi edifici. LA RICERCA. Per comprendere lo stato attuale e gli approcci che i paesi UE hanno avuto con l’introduzione del concetto NZEB, il Buildings Performance Institute Europe (BPIE) ha riassunto il tutto in una scheda informativa (in allegato). I risultati mostrano che, ad oggi, una definizione di NZEB è disponibile in 15 paesi (inclusa la Brussels Capital Region e le Fiandre). In altri 3 paesi, i requisiti NZEB sono stati definiti e dovrebbero essere attuati a breve nella legislazione nazionale. La situazione per gli edifici esistenti è senza dubbio più difficile perché fin ora soli 8 paesi (Cipro, Lituania, Lettonia, Romania, Slovacchia, Irlanda, Francia, Fiandre) hanno formalmente stabilito requisiti NZEB. Questi numeri dimostrano che vi è stato un notevole progresso, ma che la strada da percorrere è ancora lunga.

IN ITALIA.

Per quanto riguarda la situazione nel nostro Paese, ricordiamo che con l’approvazione del DM Requisiti Minimi, non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è stato svelato cosa si intende per edificio a energia quasi zero: tutti gli edifici, siano essi di nuova costruzione o esistenti, per cui sono contemporaneamente rispettati requisiti prestazionali e quote obbligatorie di energie da fonti rinnovabili: ■ tutti i requisiti previsti con i valori vigenti dall’ 1 gennaio 2019 per gli edifici pubblici e dall’ 1 gennaio 2021 per tutti gli altri edifici; ■ gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili nel rispetto dei principi minimi di cui all’ Allegato 3, paragrafo 1, lettera c), del DL 28/11, ovvero copertura del 50%.

Conclusioni:

Ad oggi, nessuno Stato membro ha legiferato in materia di energia incorporata negli edifici. Alcuni Paesi hanno sviluppato standard volontari [ASHRAE, Graue ENERGIE] ma lo standard EN 15804 costituisce un riferimento europeo armonizzato sulla base del quale definire procedure di calcolo che possano essere effettivamente incorporate come riferimento in un sistema di rating a scala di edificio. Molti degli strumenti di valutazione esistenti prevedono infatti indicatori relativi all’impatto ambientale dei materiali da costruzione nella valutazione dell’edificio (PROTOCOLLO ITACA, CASACLIMA, THERMISCHE ENERGIE IM HOCHBAU, CASBEE), ma in generale, la mancanza di qualsiasi database LCI nazionale od europeo dei materiali e i sistemi per l’edilizia, salvo quelli generici utilizzati dai LCA Software (es. Ecoinvent, GaBi) costituisce la principale barriera ad una larga diffusione dell’uso di indicatori LCE e LCA nei sistemi di rating degli edifici. LCA e analisi LCE differiscono negli indicatori utilizzati per la valutazione di impatto: mentre il LCA utilizza un ampio set di indicatori (di impatto ambientale, di consumo delle risorse, di produzione di rifiuti), l’LCE prevede un unico indicatore che è l’energia utilizzata. L’uso di energia nel ciclo di vita calcolata è generalmente ripartito sulla DSL dell’edificio ed espresso quindi in in kWh/m2 a.  Come chiaramente notato da Attia et al. [10] e confermato dalla presente analisi, quando il risultato dall’analisi LCE è presentato nella forma ripartita MJ/m2 a, la durata di vita dell’edificio non ha, in termini assoluti, alcuna influenza sull’analisi dell’energia in uso ma può avere un impatto significativo sulla energia incorporata iniziale e ricorrente dal momento che si tratta di attività che si verificano una volta nel ciclo di vita (o più o meno di una volta) e il loro impatto è ripartito appunto sulla durata di vita presunta. LC e LCE rappresentano due metodi fondamentali da introdurre in un prossimo futuro con l’obiettivo di una loro ampia utilizzazione nel settore edilizio, poiché sono in grado di orientare i processi decisionali verso scelte progettuali indirizzate ad una sostenibilità globale che consideri oltre gli aspetti ambientali, quelli economici e sociali. Politiche basate esclusivamente sul risparmio energetico e legati al solo consumo di energia in uso, hanno ormai dimostrato la loro incompletezza.

 

 

I consumi principali in un edificio

I consumi tradizionali di un edificio residenziale sono quelli dovuti al riscaldamento (in inverno), al raffrescamento (in estate), alla produzione di acqua calda sanitaria e l’energia elettrica necessaria al funzionamento degli elettrodomestici e della illuminazione.

In media, considerando il patrimonio edilizio esistente, costruito per la maggior parte senza particolari tecniche di risparmio energetico, il consumo varia tra i 150-250 kwh/mq anno. Il costo per raggiungere questo livello è alto ed incide notevolmente sui bilanci delle famiglie.

Interventi principali

I principali aspetti da valutare in un edifico passivo, ad alto risparmio energetico, sia in fase di costruzione che in fase di ristrutturazione sono l’ involucro, la produzione di energia rinnovabile e gli impianti.

Involucro

Rappresenta la pelle esterna dell’edificio, è composto da parti opache (murature e struttura) e da parti trasparenti (finestre) da cui è permesso il passaggio di aria e luce. L’involucro deve regolare il passaggio del calore, dell’umidità, della ventilazione e della luce. L’installazione di infissi performanti, di isolamenti e intercapedini d’aria, la posizione delle finestre tali da permettere una buona ventilazione sono aspetti che riguardano l’involucro.

Energie rinnovabili

L’energia rinnovabile autoprodotta nella propria abitazione permette di rendere i cittadini più consapevoli. E’ possibile produrre energia autonomamente con i pannelli fotovoltaici o con il microeolico, con questa energia si possono alimentare sistemi a pompa di calore con cui riscaldare gli ambienti, mentre in estate, invertendo il ciclo si può raffrescare l’aria. L’eletricità prodotta dai pannelli fotovoltaici può essere utilizzata anche per gli elettrodomestici e per l’illuminazione

La produzione di acqua calda si può ottenere facilmente con l’installazione sul tetto di pannelli solari.

Altri sistemi per la produzione di energia rinnovabile sono i sistemi geotermici, a biomasse, etc.

Impianti

Gli impianti di produzione dell’acqua calda, del riscaldamento e del raffrescamento in un edificio “a energia quasi zero” devono sopperire in quantità minima alle prestazioni energetiche elevate già raggiunte con un involucro performante e con l’auslio delle energie rinnovabili.

Si può dire che un edificio passivo non ha bisogno di impianti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *